Sono finora 143 gli operatori sanitari italiani che hanno perso la vita mentre facevano il proprio lavoro, per tentare di salvare i pazienti affetti da Covid-19. Una strage silenziosa, spesso dovuta alla scarsità delle strutture di assistenza intensiva, alla mancanza di personale (10mila medici in meno), alla insufficienza di strumenti di protezione antinfettiva, dovuti al forte definanziamento del sistema sanitario nazionale negli ultimi 12 anni. Il coronavirus si è abbattuto con violenza sui malati e sui sanitari tutti. Molti sono morti, lasciando famiglie e spesso figli”.

Così in una nota l’Onaosi (Opera Nazionale Assistenza Orfani dei Sanitari italiani) che, per essere concretamente al fianco di quanti hanno pagato e pagano le conseguenze dell’epidemia, ha deciso di estendere i propri servizi anche ai figli rimasti orfani di sanitari che attualmente non sono contribuenti della Fondazione.

La decisione del CdA di Onaosi, prosegue la nota della Fondazione, fa seguito a un’altra serie di iniziative per stare al fianco delle categorie sanitarie italiane già prese nei giorni successivi all’esplosione dell’epidemia. 

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